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Newsletter Nr. 14
Tent of Nations: la fattoria di Daoud Nassar accoglie ospiti in viaggio da ogni parte del mondo: pellegrini in visita e volontari. Questi possono collaborare per realizzare lavori utili all'agricoltura e alla ristrutturazione, per affiancare la gestione del summer camp dedicato ai ragazzi in estate e, durante l’anno, per sostenere i progetti di sviluppo nei confronti delle donne locali. Con l’aiuto dei volontari, la famiglia Nassar supporta coloro le cui vite sono in difficoltà a causa delle grandi difficoltà di quei luoghi. Ogni persona impara, condivide e cresce, aprendo così la propria mentalità a nuove prospettive. Un circolo virtuoso di relazione!
 
Carissimi tutti,

con l’avvicinarsi della fine dell’anno, è inevitabile tirare le somme sui mesi passati, osservare come si sono raggiunti alcuni traguardi e cosa è rimasto in sospeso. Fare il punto della situazione è sempre importante, sia per mantenere l’attenzione sugli obiettivi prefissi, che per riflettere su nuove consapevolezze che emergono nel corso degli eventi che si susseguono.
 
Ritengo quindi doveroso, a questo punto dell’anno, volgere lo sguardo a quanto è successo nel 2019 in Terra Santa, per capire meglio il contesto in cui si realizzano i progetti della fattoria Nassar. Questo sguardo vuole anche essere un invito a un ulteriore riflessione al nostro quotidiano più vicino e personale.
 
Si sono delineati 2 macro scenari quest’anno: uno prettamente turistico, l’altro più drammatico riguardo la cronaca sull’occupazione.

 
Già dall’anno scorso, è in atto una campagna mediatica molto forte a sostegno del turismo in Terra Santa, quale terra ricca di storia, di festività religiose e di fascino mediorientale che sa ben accogliere i visitatori, avvolti tra l’archeologia e contemporaneità. La crescita del business del turismo ha raggiunto notevoli risultati. Sono state stanziate somme importanti per l’espansione di hotel, mezzi di trasporto e di agenzie viaggi. Il Central Bureau of Statistics di Israele ha registrato un incremento turistico del 30% nel 2018 e di oltre il 20% nel 2019 rispetto lo stesso periodo dell’anno precedente (dati 1° semestre). La forte campagna pubblicitaria sottolinea la solarità, il mare, l’archeologia, la cucina e il folklore che permea in ogni sito: da Tel Aviv al Mar Morto, dalla Valle del Giordano al deserto del Neghev, fino ad arrivare a Gerusalemme, quale capitale della cultura mediorientale. I dati positivi sono riscontrabili in ogni mercato del settore: è stato inaugurato un nuovo aeroporto internazionale a Eilat (sud del Neghev); sono esplosi in Italia nuovi voli low cost da Milano, Bologna, Venezia, Roma e Napoli che ci collegano a Israele; alberghi, guest house e kibbutz hanno registrato il pieno in tutti i periodi dell’anno e da qui, sicuramente, ne consegue uno sviluppo del trasporto locale, della ristorazione e dell’artigianato, nonché delle entrate nei parchi naturali, nei musei e nei siti archeologici e religiosi.
Un volano economico da capogiro!
Penso sia grande motivo di orgoglio constatare il boom di persone che scelgono Terra Santa, come meta per le proprie vacanze.  
Il turismo israeliano sta giocando bene le risorse creando eventi internazionali che, a loro volta, attirano nuovi target di visitatori. Basta pensare alla prima Tappa del Giro d’Italia 2018 svolto a Gerusalemme; all’Eurovision Song Contest, un festival musicale fondato dall’Unione Europea, svolto a Tel Aviv lo scorso maggio; oppure alla Maratona nel Deserto tra Tel Aviv ed Eilat sul Mar Rosso, appena conclusa.
Una grande operazione che ben sviluppa un Paese che ha molto da offrire e che, a mio parere, era necessaria per non abbandonarlo a un immaginario legato esclusivamente alla tradizione religiosa. Ovviamente, nel pubblicizzare questi luoghi turistici, non viene citata la situazione amministrativo-militare. Le visite proposte evitano di passare nelle aree che subiscono l’occupazione e, in caso, basta non soffermarsi troppo per non innescare una domanda di curiosità da parte del turista sul perché è presente un alto recinto lungo i pendii collinari o come mai ci sono tanti militari a quello che sembra un casello autostradale. Smorza tutto poi un’efficace risposta generica di una buona guida del tour operator, che sposta l’attenzione ad altro.
I tentativi di non mostrare la realtà di occupazione vengono attuati costantemente, tuttavia sono convita che, grazie a questa propaganda turistica, le persone che hanno attraversato Israele in questi mesi, hanno potuto scoprire anche Palestina, i suoi minareti, la sua musica con danze allegre e aggreganti, i suoi dolci ricchi di miele, i suoi numerosissimi e chiassosi ragazzi che corrono per le strade senza badare al traffico caotico, i taxisti arabi che suonano continuamente il claxon senza un motivo. Gli occhi dei turisti sono curiosi, i palestinesi sono chiacchieroni ed è facile scoprire in modo naturale cosa c’è attorno a un paese che si sta visitando: le lunghe code ai check point, l’abisso tra l’urbanistica ordinata e pulita da una parte e lo stato di abbandono e di sporco dall’altra. Si ricevono risposte che non si trovano nelle guide turistiche. Si scoprono i campi profughi e si vede la precarietà che porta in sé un popolo costretto a una vita di restrizioni.
Il boom turistico ha sicuramente aiutato a far conoscere Palestina e i palestinesi.
 
Il secondo scenario che ha caratterizzato quest’anno Terra Santa è quello legato a ripetuti episodi violenti: l’anno è iniziato con la cronaca nera per l’uccisione di una ragazza israeliana e l’invocazione alla pena di morte contro l’accusato dell’omicidio, anche se le cause e le dinamiche della morte non sono state divulgate dai media arrivati in Italia. In primavera, è stato pubblicato un appello, da parte di ex ministri ed ex funzionari dell’Unione Europea, che ribadiva l’urgenza di rispettare il Processo di Pace in Medio Oriente, sottolineando i principi dei diritti umani internazionali. Come risposta all’appello, l’amministrazione statunitense ha preso le distanze su alcuni punti, appoggiando, un esempio su tutti, l’espansione degli insediamenti nei territori occupati.
Su Gaza non sono mancati gli attacchi, nei quali si stanno tutt’ora vedendo armi delle più sofisticate tecnologie da parte israeliana e razzi dalla striscia che non possono competere per potenza e pericolosità. La tensione sulla striscia di Gaza, iniziata a maggio, continua indisturbata tra arresti, morti di civili e scontri.
L’avvio alla costruzione di nuove aree di insediamenti la scorsa estate e la demolizione di case arabe hanno portano l’autorità palestinese a sospendere gli accordi di pace sottoscritti. Sembra che si ripeta sempre lo stesso circolo vizioso: Israele prende misure unilaterali come l’abbattimento di abitazioni nei territori occupati e il congelamento di fondi che bloccano la già precaria economia del West Bank, e Palestina, frammentata e arrabbiata, reagisce in modo istintivo e disorganizzato.
Le elezioni di aprile e settembre non hanno avuto né vincitori né vinti, la sistemazione delle pedine governative è ancora in atto. L’incertezza dei risultati emersa dalle urne non cambia la situazione del popolo occupato.
 
Non posso esimermi dal citare il muro di separazione. Rappresenta il drammatico simbolo dell’intolleranza e dell’esclusione. È costituito da alte lastre di cemento, sulle sommità si intreccia il filo spinato, sono presenti numerose telecamere ed è intervallato dai check point di controllo. Il muro non è lineare: taglia letteralmente a metà villaggi, terre coltivate e intere comunità arabe. Pone severe restrizioni alla viabilità, rendendo precario il commercio, la possibilità di raggiungere scuole, ospedali e altri servizi che noi diamo per scontati. Il muro condiziona pesantemente la quotidianità delle famiglie palestinesi. La violazione dei diritti umani attuata in questo modo influenza fortemente l’educazione dei più giovani, isola una popolazione che di per sé non sarebbe povera e radica una psicologia massiva di paura e rabbia.
Le “ragioni di sicurezza”, che giustificano la presenza del muro in Palestina, altro non sono che la maschera sistematica di una politica di occupazione della terra e di accesso arbitrario alle risorse idriche.
 
In questo guazzabuglio, molte testate giornalistiche non perdono occasione nel rendere fazioso ogni accadimento, offuscando così la verità dei fatti e creando una voragine di omertà che non considera la sofferenza e le grandi difficoltà di chiunque abita in Palestina.

 
Spostando ora lo sguardo verso la fattoria Tent of Nations, questi 2 scenari internazionali portano ad una fotografia della famiglia Nassar alquanto paradossale!
 
L’anno è trascorso tra la coltivazione della terra con l’aiuto di volontari di tutte le età, l’acquisto e la nascita di nuovi animali che ora animano la collina e la realizzazione di un nuovo progetto: “Written Voices Project”.
Da una semplice idea, la primogenita di Daoud, Shadin, assieme a un gruppo di studenti universitari ha sviluppato un progetto di Scrittura Creativa nelle scuole superiori di Betlemme e l’ha portato in fattoria la scorsa estate, dove hanno partecipato oltre 40 giovani! Le attività si sono svolte in 3 fasi: la scrittura descrittiva, la costruzione narrativa e gli stili letterari. All’inizio del corso, la giovane equipe ha proposto alcune attività creative per rompere il ghiaccio e partire con il coinvolgimento attivo da parte di tutti!
L’obiettivo del corso è dimostrare quanto sia benefica la scrittura creativa: invita alla riflessione e all’approfondimento; praticandola, costruisce la fiducia in se stessi ed è un’espressione artistica di sé. La fase di condivisione dei propri scritti a tutto il gruppo svolge un ruolo efficace, sia per rafforzare la propria capacità espositiva che per sviluppare un ascolto attento e assertivo.
Il progetto di Shadin ha vissuto la sua prima edizione quest'anno con successo, ma non si fermerà qui. La volontà è quella di ampliare il progetto a nuovi incontri aperti, con la cooperazione di giovani scrittori internazionali, con la realizzazione di un concorso letterario e la pubblicazione di un libro, che racchiuda tutti i lavori creativi di chi partecipa al progetto.
Grazie a questa iniziativa, la nuova generazione della famiglia Nassar sta concretizzando uno dei principi della fattoria: trasformare energia negativa in positiva, in modo creativo. Il Written Voices Project è un investimento, rivolto a ragazzi delle scuole superiori e universitari, che si prende cura delle idee di giovani spaesati e abbandonati dal conflitto di occupazione e che vuole portare loro un cambiamento costruttivo per lo sviluppo della propria persona.
Trovate maggiori informazioni nella pagina Facebook
Written Voices Project
La prossima edizione si svolgerà durante l’estate 2020 in fattoria!
 
Lascio ora di seguito il messaggio di fine anno di Daoud Nassar.

Dear friends of Tent of Nations in Italy,

Greetings to all of you from Bethlehem, the birthplace of our Lord Jesus Christ.

In some days many people all over the world including us will celebrate Christmas. It is very special for us to celebrate Christmas on the spot where the “Word became Flesh”. Many people around the world will celebrate in their churches, with their families and with their beloved ones. It is the time to celebrate the LOVE of God to our broken world.

Today many people are facing political, economical, social and other challenges that makes it difficult for them not to be victims and to keep their hope alive. They are in need of someone to encourage them to stand up and to act even in a difficult and challenging situation. It is the time to celebrate Life that is stronger than death, to celebrate the Light that overcomes the darkness of our world and to celebrate the true love, that God gave to us through Jesus Christ to be able to love one another and to continue to be HIS Witness in this world.

Last September, we (Jihan and me) came for a week on a speaking tour in Italy. We want to thank you all for the time we spent there, for all the inspiring meetings and talks, and for all the solidarity with our cause. We came back very enthusiastic and full of energy to continue our journey for justice. 

Here at the Tent of Nations, although we are still struggling on different levels, but our spirit is high and our hope is big and we will continue with our mission that is based on faith, love and hope. We are blessed with all friends and volunteers who came from Italy and other countries to visit and to help with our activities and programs. We want to thank all who came to see and then went back home to share our story with other people.

Thank you so much for all your prayers and support. We wish you a blessed Christmas and a happy new year 2020 full of love, light and peace.

Blessings and Salaam from Bethlehem
Daoud and the Nassar Family

Cari amici di Tent of Nations in Italia,

un saluto a voi tutti da Betlemme, la città natale di nostro Signore Gesù Cristo.

Tra poco molte persone in tutto il mondo, inclusi noi, celebreranno il Natale. È speciale per noi celebrare il Natale nel luogo in cui la "Parola si è fatta carne". Ovunque, molte persone festeggeranno in chiesa, con la propria famiglia e con i propri affetti. È il momento di celebrare l'AMORE di Dio per il nostro mondo spezzato.

Oggi molti devono affrontare situazioni politiche, economiche, sociali e non solo, che rendono difficile mantenere accesa la speranza. Hanno bisogno di qualcuno che li incoraggi a rialzarsi e ad agire anche in una situazione faticosa e precaria. È il momento di onorare la Vita che è più forte della morte, di celebrare la Luce che supera le tenebre del nostro mondo e di inneggiare il vero amore, che Dio ci ha dato attraverso Gesù Cristo per amarci l'un l'altro e continuare a essere suoi testimoni in questo mondo.

Lo scorso settembre, mia moglie Jihan e io, siamo venuti per una settimana in Italia. Vogliamo ringraziare tutti voi per il tempo trascorso insieme, per tutti gli incontri e le discussioni stimolanti e per la solidarietà ricevuta. Siamo tornati molto entusiasti e pieni di energia per continuare il nostro viaggio di giustizia.

A Tent of Nations, anche se stiamo ancora lottando su diversi fronti, il nostro spirito è alto, la speranza è grande e continueremo la nostra missione basata sulla fede, sull'amore e sulla speranza. Siamo benedetti assieme a tutti gli amici e i volontari che, dall'Italia e da altri paesi, ci hanno fatto visita e ci hanno aiutato nelle attività. Vogliamo ringraziare tutti coloro che sono venuti a trovarci e, tornati a casa, hanno condiviso la nostra storia con altre persone.

Grazie mille per tutte le vostre preghiere e supporto. Vi auguriamo un buon Natale e un felice 2020 pieno di amore, luce e pace.

Benedizioni e Salaam da Betlemme
Daoud e la famiglia Nassar
 
Un cameo dell’incredibile esperienza del Tour di Tent of Nations in Italia 2019:
per vedere il video,
clicca QUI.
 
                                           Daoud Nassar                       Laura Munaro                               
                                         Tent of Nations          Tent of Nations Italia - Qeshet     

CAMPAGNA “STRUMENTI DI ANALISI DEL VINO”.
Continua la raccolta fondi per l’acquisto degli strumenti di laboratorio che analizzano il processo di vinificazione del mosto.
Gli strumenti di laboratorio sono: il rifrattometro, il titolatore e un kit di vetreria.
Il costo di tutta la strumentazione, marca Hanna, è di circa € 1.500,00.
 
CAMPAGNA “PIANTIAMO ALBERI”.
Stai cercando un regalo solidale per Natale? Con una donazione di 10€ puoi aiutare la famiglia Nassar: si affianca alla campagna degli strumenti di analisi del vino, la sponsorizzazione per piantare alberi di ulivo e da frutto.
Daoud: “perché piantiamo alberi?
Per proteggere l’ambiente. È un modo per pulire l’aria e per combattere l’erosione del suolo. È un simbolo di Speranza per la pace e giustizia in questa terra. Piantare alberi in fattoria dà vita alla costruzione di ponti e relazioni tra noi, i volontari e la terra; è un modo per mantenere la fattoria e aiutarci a diventare autonomi nelle nostre attività.
Ti invito a partecipare alle campagne di sponsorizzazione per promuovere la solidarietà e la speranza."

 
Per aderire alla raccolta fondi della campagna, basterà effettuare un bonifico a favore di Liber Onlus, specificando nella causale “CAMPAGNA VINO. TENT OF NATIONS” oppure “CAMPAGNA PIANTIAMO ALBERI. TENT OF NATIONS”. Trovate tutte le specifiche per il bonifico a piè pagina, nel sito internet e nella pagina Facebook di Tent of Nations Italia.
Tent of Nations Italia – Qeshet
La Tenda delle Nazioni in Italia è un progetto che vuole realizzare ponti di relazione con il Medio Oriente, in particolare con la Palestina, in ambito nazionale e internazionale traendo ispirazione dal messaggio di "Tent of Nations - People building Bridges" della famiglia Nassar. Promuove su territorio nazionale e internazionale iniziative culturali, educative ed ambientali, anche in cooperazione con altre organizzazioni e associazioni, a carattere di solidarietà sociale in tutti i campi inerenti lo sviluppo della persona umana, la conoscenza della cultura del popolo in Medio Oriente, in particolare quello palestinese. Raccoglie inoltre fondi per beneficenza a supporto dei progetti di Tent of Nations.
 
È possibile dare il proprio contributo tramite:
"Associazione Liber Onlus":
Banca della Valpolicella - Credito Cooperativo di Marano Agenzia: Verona - San Massimo
Beneficiario: Associazione Liber Onlus -  Causale: "a favore di Tent of Nations"
IBAN: IT 87 O 08315 11700 0000 0008 1509

Tutte le donazioni saranno totalmente devolute a Tent of Nations e consegnate direttamente.
 
Contatti:
Tent of Nations P.O. Box 28 Bethlehem, Palestine.  Tel:+972-(0)2-274 30 71
www.tentofnations.org
@: info@tentofnations.org 
 
 Dall'Italia: 
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You Tube: Tent of Nations Italia Qeshet
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