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Newsletter Nr. 4
 Tent of Nations, la fattoria di Daoud Nassar, accoglie visitatori, pellegrini e volontari da ogni parte del mondo. Questi possono fattivamente sostenere la fattoria lavorando la terra, intervenendo sulla manutenzione delle strutture o affiancando i progetti di sviluppo rivolti alle donne e ai bambini palestinesi. Grazie all’aiuto dei visitatori, la famiglia Nassar riesce a supportare coloro le cui vite sono messe alla prova dalle grandi difficoltà di quei luoghi. Ogni persona impara, condivide e cresce, aprendo così la propria mentalità a nuove prospettive. Un circolo virtuoso di relazione! 
 
Carissimi tutti,

condividiamo le novità dalla fattoria e l’esperienza di un giovane che ha trascorso il periodo natalizio a Tent of Nations, come volontario.

Enrico Selvaggi, 21 anni, studente in medicina, durante il suo viaggio in Terra Santa nel 2016, aveva visitato la fattoria e ascoltato la testimonianza di Daoud. In autunno, Enrico mi aveva contattato per farmi sapere le sue intenzioni di tornare da solo. Ho provveduto a facilitargli l’organizzazione del viaggio.
Enrico mi aveva colpito per la sua determinazione e sensibilità, per il pizzico di inconsapevolezza, per il suo entusiasmo e coraggio nell’affrontare il viaggio in quella terra non facile e per la sua gioviale fiducia nella provvidenza che, mi ha poi raccontato, ha toccato con mano più volte.
Enrico ha scritto di getto, con passione e ironia, quello che porta dentro di sé di quell’esperienza. Ha acconsentito di condividere i suoi pensieri e qui di seguito riporto la sua sintesi:


Ritornare alla terra. Sentire la terra. Non immaginate una scena bucolica ai tempi dei nostri nonni, con un orto da coltivare nel tempo libero, pieno di ortaggi che si ritrovavano sui piatti del pranzo della domenica.  
Il mio è stato un “Ritornare alla terra e sentire la terra” di pulsioni, sensazioni, stati d’animo, emozioni. Ho avuto dolore ai gomiti, stivali impregnati di sterco d’asino, i miei capelli erano sudici, incollati alle tempie, le zappe erano troppo corte per funzionare da buoni attrezzi agricoli.
Palestina, come qualsiasi terra arida, è terribilmente dura se presa tra le mani. È pietrosa, il piccone veniva via con difficoltà, piccoli movimenti laterali… un colpo secco e finalmente si staccava, e di nuovo un’altra picconata. Sono chiaramente poco prestante, avrei avuto bisogno 5 by-pass al cuore…
Spesso ci si dimentica che anche nei luoghi di conflitto prima delle bombe, del controllo passaporti, dell’Intifada, dei checkpoint, dei soldati, dei mitra, della disperazione, proprio prima di tutto c’è la semplice realtà quotidiana così come ce la immaginiamo: c’è la terra, il cielo, l’asino che fa storie, l’albero che non cresce senza acqua… Ritornare alla terra per me è stato riconoscere la parte più semplice e più dimenticata di quel luogo, in cui sembra che una Realtà Vera non esista più. Zappare, scavare, piantare e picconare i paletti per la vigna assumevano un significato davvero magico: com’è possibile che una terra, così contraddittoria, trasudi Realtà Vera, con impressionante vicinanza e similitudini a quella di casa nostra?
La terra dei Nassar (emblema di tutta Palestina) è arida, pietrosa e fatica a produrre.
La fattoria, poco fuori Betlemme, è circondata da altre colline su cui svetta il cemento dei coloni. Provate a chiedere ad un pittore perfezionista di colorare un cerchio: comincerà dal contorno per poi spostarsi verso il centro; ora, se immaginate 5 colline disposte in cerchio ed un’altra nel mezzo, avrete chiara la topografia del luogo: i contorni sono già stati colorati, manca la parte centrale… è la fattoria!
 
Mi ha colpito l’auto di Daher,il fratello baffuto più grande di Daoud, un vecchio Mercedes 9 posti rosso fuoco, con l’icona in metallo di un pesce cristiano attaccato sul retro. Scopro Daher: esprime la sua bontà naturalmente: dai suoi occhi, dalle sue espressioni buffe, dal modo di gesticolare, dai suoi baffi scuri…
Gli ho dato un soprannome: ‘’Moustache and fish’’ (“Baffi e Pesce”) gridavo a Daher ogni volta che lo vedevo scendere dall’auto: lui non capiva, ma sorrideva perché -in effetti- le due parole dette insieme suonano bene. (Ah! mi manca Daher, il Baffone buono)
 
Quando ero lì pensavo: “sto zappando la Terra Santa”. Non potevo immaginarmi cosa poteva significare la santità di quella terra.
Ma l’ho scoperta scavando, potando, concimando, raccogliendo i frutti. L’ho gustata nel te alla salvia e l’ho vista in un pesce sul retro di una macchina.
Un giorno, ho passato 4 ore a piantare alberi (senz’acqua): per ciascuno, scavavo un buco, ci mettevo l’albero, richiudevo il buco, rassodavo la terra. Mentre sentivo i gomiti tirare, pensavo: “Ma questa famiglia…?! E’ davvero questa, la terra promessa?” Il lavoro manuale del contadino espone ad interrogativi di difficile risoluzione. Io e Anton, un volontario come me, non sappiamo definire Terra Santa, ma l’abbiamo lavorata tutti i giorni. Però la sera, nel silenzio, quando mi prendeva il sonno e mi abbandonavo ad un immaginario tepore nella grotta fredda, trasformata in appartamento, sentivo che era la terra stessa a lasciarmi nell’animo i suoi veri significati .
Mi sono affezionato ad Anton: ha 18 anni, è di Bruxelles. Ha una forza incredibile: zappava, piantava e trasportava pesi senza mostrare fatica, correva con la carriola piena senza affanno (beato lui!)  e sorrideva. Chissà perché Anton ha preferito l’esperienza in fattoria rispetto alle sue comodità…per un anno!  Anton è un enigma per me: quando guardo la sua vita, improvvisamente sposto lo sguardo sulla mia e le confronto, arrovellandomi sulle loro magnifiche ed intelligenti leggerezze. È una mia invenzione oppure ho incontrato Anton apposta in questa terra di domande, di ricerche, di speranza? Qualcuno me lo ha messo sulla mia strada…
 
Una notte il freddo era insopportabile. Il mio appartamento-grotta aveva un lucernario, da cui passava una luce per qualche secondo e poi buio. Ancora luce e di nuovo buio. Per due ore buone.
Il mio pensiero era stato: “d’altronde… è dalle crepe che entra la luce”.
Il mattino successivo Daher ci aveva raccontato la notizia sull’uccisione di un ragazzo, per cui erano iniziate subito le ricerche per trovare il responsabile da parte delle autorità competenti. Gli elicotteri, dopo la notte, hanno continuato le ricerche, il cielo rombava e per parlare bisognava gridare.
E in quel frastuono, incredibile, abbiamo riso molto con Daher: lui è il tipico buonuomo che ti fa sorridere quando parla e anche quando è fermo a pensare. Chissà a che pensa un buon uomo?!
 
Io e gli altri volontari abbiamo lavorato insieme alternando al lavoro, le esigenze della giovinezza: uscite serali a Betlemme e Gerusalemme, musica con chitarra e ukulele, visite nei posti bellissimi della Holy Land.
 
Daoud e Baffone Buono-Daher erano soddisfatti, avevamo fatto un bel lavoro: 300 alberi piantati, più di 200 viti concimate, una vigna distrutta, è stata ricostruita e poi ancora: ortaggi piantati, per non parlare degli animali che hanno mangiato e stavano benone.
 
Ultimo giorno: mi sentivo orgoglioso, ero riuscito nel mio intento: ritornare alla terra.
I gomiti mi facevano male (alla fine, anche le ginocchia) ma ero soddisfatto. Ho pensato che in quei giorni tutto era stato condiviso con Anton, girovagavo mentalmente al senso del possesso, del mio, del tuo.. mi stavo chiedendo “ ma di chi erano le cose che ci scambiavamo? Mie, sue o nostre?!” Che importava??  Erano suoi i miei stivali, suo il mio dentifricio, tutto era condivisione che arricchiva me, arricchendo Anton.
 
Ho salutato tutti: Daoud, Anton e …Daher: ‘’ You worked with your heart’’ mi ha detto, (“tu hai lavorato col cuore”). Zainone in spalla e via per la mia strada. Sono felice che proprio Baffone Buono-Daher mi abbia letto dentro e se ne sia accorto.”

 
L’esperienza di Enrico, raccontata in modo intimo, scritta d’istinto e col cuore, tra l’acerbo e il riflessivo, diventa un aiuto per vedere con i suoi occhi e sentire, come lui, le nostre mani sporche di terra, i gomiti doloranti, l’animo felice e curioso che sorride spavaldo, dentro simili contraddizioni.

A maggio si festeggeranno 101 anni della fattoria!
L’appuntamento internazionale è pronto: sullo sfondo dell’occupazione, un centinaio di persone da tutto il mondo parteciperanno a 4 giornate di confronto, lavoro e di dialogo in fattoria. Chiunque può prenderne parte. Anche l’Italia sarà presente. Per maggiori informazioni, contattate Tent of Nations Italia.
L’anno scorso è stato straordinario!
Ecco un estratto: https://www.youtube.com/watch?v=4Mk0PWtNFmM
 
Appello.
L’escursione termica è molto presente nella zona della collina dei Nassar. L’umidità notturna si condensa ovunque. Questo è un bene per le piante, ma non è sufficiente per il sostentamento della fattoria. Esistono sistemi, con l’aiuto di energia rinnovabile (in fattoria ci sono i pannelli solari!), che permettono di trasformare l’umidità, sulle tende e sui tetti, in acqua potabile e utile per l’agricoltura. L’innovativa  tecnologia, a impatto ambientale zero, nasce in Svizzera ed è in atto una collaborazione con la facoltà di ingegneria civile di Pavia. Forse, non sono gli unici enti che sviluppano questo tipo di tecnologie a supporto di chi non ha accesso ad acqua corrente.
Nasce ora la richiesta di farvi “ponte”, tramite un passaparola mirato e mediatico: Tent of Nations Italia cerca contatti competenti che possano rendersi disponibili per iniziare un tavolo di discussione e valutare la possibilità di recuperare acqua dall’umidità. In una fattoria dove Tutto è possibile, anche questo sogno potrà diventare realtà!
È già successo: con l’energia solare grazie alla Germania; con le cisterne per l’acqua e con i sistemi d’irrigazione costruiti dai volontari; con il vino grazie all’aiuto di agronomi e internazionali.


L’essere Ponte è tutto. Basta poco e come dice Daoud “le visioni non sarebbero tali in scenari facili. Ci sono 3 parole fondanti per noi che permettono di intraprendere un progetto apparentemente irrealizzabile: Fede, Amore, Speranza. E solo l’individuo è in grado concretizzarle, ma mai da solo, non andrebbe da nessuna parte. Bisogna iniziare dal primo passo, questo permette il cambiamento e ciascuno è la chiave d’accesso che fa la differenza.”

Enrico Selvaggi                   Daoud Nassar                                   Laura Munaro
   Volontario                    Tent of Nations                     Tent of Nations Italia - Qeshet

 
Tent of Nations Italia – Qeshet

La Tenda delle Nazioni in Italia è un progetto che vuole realizzare ponti di relazione con il Medio Oriente, in particolare con la Palestina, in ambito nazionale e internazionale traendo ispirazione dal messaggio di "Tent of Nations - People building Bridges" della famiglia Nassar. Promuove su territorio nazionale e internazionale iniziative culturali, educative ed ambientali, anche in cooperazione con altre organizzazioni e associazioni, a carattere di solidarietà sociale in tutti i campi inerenti lo sviluppo della persona umana, la conoscenza della cultura del popolo in Medio Oriente, in particolare quello palestinese. Raccoglie inoltre fondi per beneficenza a supporto dei progetti di Tent of Nations.
 
È possibile dare il proprio contributo tramite:
"Associazione Liber Onlus":
Banca della Valpolicella - Credito Cooperativo di Marano Agenzia: Verona - San Massimo
Beneficiario: Associazione Liber Onlus -  Causale: "a favore di Tent of Nations"
IBAN: IT40F 08315 11700 0000 1000 1509

Tutte le donazioni saranno totalmente devolute a Tent of Nations e consegnate direttamente.
 
Contatti:
Tent of Nations P.O. Box 28 Bethlehem, Palestine.  Tel:+972-(0)2-274 30 71
Mail: info@tentofnations.org  Sito Internet: www.tentofnations.org
 
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