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Newsletter Nr. 10
Tent of Nations: la fattoria di Daoud Nassar accoglie ospiti in viaggio da ogni parte del mondo: pellegrini in visita e volontari. Questi possono collaborare per realizzare lavori utili all'agricoltura e alla ristrutturazione, per affiancare la gestione del summer camp dedicato ai ragazzi in estate e, durante l’anno, per sostenere i progetti di sviluppo nei confronti delle donne locali. Con l’aiuto dei volontari, la famiglia Nassar supporta coloro le cui vite sono in difficoltà a causa delle grandi difficoltà di quei luoghi. Ogni persona impara, condivide e cresce, aprendo così la propria mentalità a nuove prospettive. Un circolo virtuoso di relazione!
 
Carissimi tutti,

in ebraico, Pasqua deriva dal verbo aramaico Pèsah “Passare oltre”. Per gli ebrei ricorda la liberazione degli schiavi d’Egitto che, grazie a Mosè, intrapresero il lungo cammino verso la Terra Promessa.

Per l’Islam, Eid al-Adha, è la festa del sacrificio: ricorda il cammino e la scelta di olocausto che il patriarca Abramo mette in atto con il figlio Isacco. Episodio che si rivela essere una prova di fede con tutt’altro finale rispetto la morte, ma segna l’inizio di quella discendenza prolifera che è oggi il popolo delle 3 religioni monoteiste.

Per il Cristianesimo è la Resurrezione, la possibilità di realizzare l’impossibile: la vita dopo la morte, la gioia dopo una pena, la salute dopo un malattia, qualunque sia la sua natura, la relazione oltre il muro e la condivisione oltre egoismi e isolamenti.

Non è, quindi, la festa per chi rimane fermo, ma per persone che migrano, agiscono, camminano, tentano…

In questo giorno di rinascita, di fioritura e di possibilità nuove, assieme a Daoud, abbiamo pensato di inviarvi un augurio particolare: la testimonianza di una settimana in fattoria.
Da poco si è concluso un viaggio a Tent of Nations, in cui erano presenti volontari dall’Italia, Olanda, Svizzera e dall’America. Sette persone si sono conosciute nell’accoglienza della famiglia Nassar e nel lavoro in fattoria. Erano presenti anche dei muratori dei villaggi vicini, che seguivano le ristrutturazioni più impegnative.

In primavera i lavori principali sono: la sistemazione delle strutture utilizzate dai volontari durante il periodo di maggior affluenza (maggio-settembre), come la cucina, i bagni e gli appartamenti ricavati dalle grotte; la manutenzione dei sistemi di irrigazione e di riciclo; la semina, la preparazione del terreno per nuove coltivazioni, la raccolta e l’essiccazione del foraggio per gli animali.

Ad ogni volontario era stato affidato un progetto da realizzare. Uno, è stato quello di preparare la serra “the green house” in cui trapiantare piccole piante di verdure, di pulire tutta l’area circostante, raccogliere a mano tutta l’erba che, una volta seccata, sarebbe diventata il foraggio per gli animali nella stagione arida, sistemare il piccolo laboratorio agricolo a cielo aperto, utilizzato dai bambini durante il summer camp di luglio, rinforzare le recinzioni rovinate dal mal tempo invernale e curare le piante da frutto già messe a terra ma ancora troppo piccole e fragili per lasciarle crescere da sole.
Questo progetto è stato affidato a chi era presente dall’Italia: in una settimana, la serra è stata trasformata e ora ci sono 10 filari di pomodori, insalate, patate e melanzane; sono state seminate più di 80 piante di mais, fagioli e meloni; ogni piantina di uva ricavata da innesti predisposti da precedenti volontari è stata curata ed innaffiata, il laboratorio degli esperimenti, che i ragazzi usano in estate, è pronto; il trattore ha fatto 2 giri con il rimorchio per raccogliere tutto il fieno raccolto ogni giorno a mano con la schiena curva e tutta la zona attorno alla green house ora è libera, ordinata e tutte le piante da frutta sono state curate e protette.

Portato a termine questo progetto, un altro volontario è arrivato in fattoria a avrà continuato il lavoro lasciato: finirà di sistemare la recinzione del laboratorio dei ragazzi, pianterà lungo il terreno bonificato le viti innestate e irrobustite, vedrà spuntare le piantine seminate e dopo di lui, ci sarà un altro volontario che raccoglierà le verdure della serra preparando una cena per i visitatori della fattoria, porterà il fieno agli animali… e così continuerà il ciclo di relazioni e di lavori.

Il lavoro in fattoria rende fieri e orgogliosi, si prende maggiormente coscienza di sé, non solo perché si aiuta qualcun altro, ma prima di tutto perché si fa esperienza pratica delle proprie capacità, di resistenza alle fatiche e della propria volontà. Si condividono ironicamente i mal di schiena con gli altri volontari, tra le chiacchiere serali o durante le pause. Si cambia sguardo rispetto la propria vita di tutti i giorni quando ci si dedica in qualcosa di inconsueto: si ridimensionano i problemi lasciati a casa, qualora si fossero ingranditi attraverso personali elucubrazioni, che spesso articoliamo nelle le nostre comodità e libertà, che diamo per scontate e che troppo spesso ci imprigionano per una personale incapacità di saperle gestire.

In fattoria, come in tutta Palestina, non ci sono né comodità, né libertà, eppure, attraverso il lavoro che sporca le mani e che affatica la schiena, si fa un’esperienza pregna e vitale di entrambe. Si innesca subito la voglia di crescere, di raccontare e condividere, di ricercare un confronto costruttivo, impegnato e creativo, perché è impossibile tacere la bellezza che si sente nell’aiutare se stessi e qualcun altro.
Se risulta difficile capire come si fa a costruire ponti di relazione e riconciliazione attraverso l’agricoltura, se ne percepiscono subito i significati appena si inizia a lavorare; ancor più immediata è la comprensione quando gli strumenti di lavoro sono solo le mani e un piccone!

La vita nella fattoria di Tent of Nations e il dialogo scambiato con la famiglia Nassar aiutano, con queste semplici dinamiche quotidiane, ad aprire la propria mentalità, il proprio sguardo e ad accogliere le difficoltà, che si trovano in fattoria e che risiedono nelle vite comode e libere di ciascuno, una volta tornati a casa.

L’invito e l’augurio di Daoud per questa Pasqua è proprio quello di “non stare fermi”, ma di passare oltre, di vedere oltre il sacrificio, di camminare e fare qualcosa, di progettare e realizzarsi con l’aiuto degli altri, di guardare il lavoro fatto e,al di là dei risultati ottenuti, sentirsi fieri dei “cambiamenti” avvenuti dentro e attorno a sé.
 
“E allora sia Pasqua, Pèsah, Eid al-Adha, per voi che fabbricate passaggi dove ci sono muri e sbarramenti, per voi apertori di brecce, saltatori di ostacoli, corrieri ad ogni costo, atleti della parola pace” [cit.]

Clicca su: video
                                                Daoud Nassar                        Laura Munaro                               
                                              Tent of Nations           Tent of Nations Italia - Qeshet          
  
Tent of Nations Italia – Qeshet
La Tenda delle Nazioni in Italia è un progetto che vuole realizzare ponti di relazione con il Medio Oriente, in particolare con la Palestina, in ambito nazionale e internazionale traendo ispirazione dal messaggio di "Tent of Nations - People building Bridges" della famiglia Nassar. Promuove su territorio nazionale e internazionale iniziative culturali, educative ed ambientali, anche in cooperazione con altre organizzazioni e associazioni, a carattere di solidarietà sociale in tutti i campi inerenti lo sviluppo della persona umana, la conoscenza della cultura del popolo in Medio Oriente, in particolare quello palestinese. Raccoglie inoltre fondi per beneficenza a supporto dei progetti di Tent of Nations.
 
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