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La Newsletter di Pietro Raffa

Verso Le Politiche 2018 - Ottava puntata

(Tempo di lettura: 4 minuti circa)

Riposizionamento. È questo il termine che meglio descrive la fase che il Movimento 5 Stelle guidato da Di Maio sta vivendo. Lo dimostra, ad esempio, l'atteggiamento su due temi fondamentali, tra di loro interconnessi: euro e politica estera.

Sul primo, meno di due mesi fa Di Maio aveva affermato che, in caso di referendum, avrebbe votato per l'uscita dall'euro. A distanza di sole tre settimane la sua posizione è cambiata: secondo il leader dei 5 stelle, per l'Italia non è più il momento di abbandonare la moneta unica. Il luogo mediatico in cui Di Maio ha comunicato questo cambio di passo è stato Porta a Porta, rifugio televisivo di un bel pezzo della cosiddetta Italia moderata.



Sul secondo tema, la politica estera, è emblematico l'intervento di Di Maio al Link Campus di Roma: l'Unione europea viene dipinta all'improvviso come casa dell'Italia, la permanenza del nostro Paese nella Nato viene data per scontata, Hamas da vincitrice di "libere elezioni" diventa una "minaccia terroristica" e gli interessi strategici dell'Eni, azienda contro cui i 5 stelle ne avevano dette di ogni, si trasformano in un elemento da tutelare.

Un cambio di atteggiamento evidente, utile ad accreditarsi verso le istituzioni internazionali e a togliersi di dosso l'odore di antipolitica. Il Movimento 5 stelle di Di Maio non vuole più apparire come una minaccia, ma come una potenziale forza di Governo credibile. 

Le anime del Movimento.

Allo stesso tempo, però, al fianco della "moderazione" di Di Maio, si colloca il movimentismo di Di Battista, fortemente ancorato al M5s delle origini. Interessante la sua scelta di ritirarsi dalla politica, ma allo stesso tempo di girare l'Italia per invitare a votare M5s a suon di dirette video da decine di migliaia di visualizzazioni. Movimentismo alimentato da diverse battaglie tematiche, tra le quali quella sui vaccini, per i quali il M5s rifiuta l'obbligatorietà.

Il tutto a testimonianza della varietà di anime all'interno del Movimento.

Paolo Natale ne ha addirittura individuate 5: i seguaci (il nucleo più antico), i gauchisti (provenienti da esperienze di sinistra), i razionali (che pensano al M5s come la sola forza per scardinare il sistema), i “menopeggio” (i più qualunquisti, che odiano la casta) e infine i renziani (elettori Pd che vedevano in Renzi un leader capace di cambiare la politica del nostro paese, passati poi al Movimento 5 stelle). 

Come ha spiegato Natale, il peso interno delle anime del Movimento 5 stelle varia a seconda del momento politico e sociale. Analizzando il ruolo che ciascuna ha avuto dalla nascita ad oggi, siamo davanti al seguente tipo di evoluzione, che vede oggi come maggioranza relativa "i menopeggio": 

(clicca sull'immagine per ingrandirla)


Se poi si va a vedere la collocazione dell'elettorato nel tradizionale asse sinistra-destra, lo scivolamento verso destra avvenuto nel corso degli anni è abbastanza evidente: 

(clicca sull'immagine per ingrandirla)


Sono dati che in qualche modo spiegano le prese di posizione, soprattutto sui migranti, degli ultimi mesi.

Cambio di canale.

Dal confronto con la strategia comunicativa messa in campo alle Politiche del 2013 emerge un altro fattore: è in parte cambiato l'equilibrio tra i canali che il Movimento 5 stelle utilizza per comunicare

La televisione, da strumento in cui commentatori e avversari parlavano di Grillo e dei suoi, si è trasformata in un ambiente in cui leader, esponenti massimi e amministratori pentastellati presenziano in maniera costante. E in tv ci vanno anche coloro che, come Virginia Raggi, non sembrano godere di grandissimo consenso. 

Resta centrale l'utilizzo della rete. Come abbiamo avuto modo di analizzare in MR & Associati (qui il nostro studio: https://goo.gl/SnRp1E), gli esponenti massimi del M5s sono delle vere webstar. Un ruolo fondamentale nella comunicazione online è ricoperto dalla galassia di iscritti, che condivide a cascata i lanci social della pagina centrale e degli esponenti più importanti del partito. C'è, insomma, una vera e propria Piramide digitale.

Clicca sull'immagine per leggere il nostro report


Vi è una dedizione particolare dei parlamentari grillini alla cura dei social, fortemente indirizzata al coinvolgimento degli utenti-elettori nel dibattito su tematiche programmatiche o di attualità e sulla valutazione del comportamento degli avversari politici.

Strumenti integrati alle attività offline sui territori, a partire dal Rally per l'Italia, attraverso il quale Di Maio cerca di raccontare dal vivo, a più persone possibili, il proprio progetto.



Di chi è il Movimento 5 Stelle?

E veniamo a un elemento essenziale per capire il M5s: chi prende le decisioni che contano. Come ha rivelato un'inchiesta del Foglio, Casaleggio è il proprietario unico del partito. Secondo il nuovo Statuto, il M5s ha un capo politico, Luigi Di Maio, e un garante, Beppe Grillo, ma entrambi, a differenza di Casaleggio, possono essere nominati e rimossi con il voto degli iscritti.

La proprietà unica, la decisione di modificare le liste con scarsa trasparenza dopo le parlamentarie e, non ultime, le epurazioni avvenute nel corso degli anni, danno l'idea di un partito fortemente centralizzato. Il che può far drizzare i capelli ai difensori della democraticità, ma può al contrario avere un impatto positivo sugli ultras grillini che sognano una rivoluzione radicale ad ogni costo (o quasi). 

Conclusioni

Il voto del 4 marzo sarà decisivo per i 5 stelle. Il Movimento esiste ormai da quasi 10 anni, amministra città importanti come Torino e Roma e, per tutta la legislatura, ha condotto un'opposizione serrata con l'obiettivo di andare al governo

Il sistema elettorale in vigore* non aiuta i pentastellati, vista soprattutto la decisione inamovibile di correre da soli. Ricordiamo che ben 340 seggi, tra Camera e Senato, saranno assegnati in collegi uninominali in cui le altre due forze più importanti si presenteranno in coalizione.

All'inizio della prossima legislatura il Movimento 5 stelle dovrà decidere cosa fare da grande: continuare a stare all'opposizione o trovare un compromesso con gli altri partiti. A meno che non si verifichi uno di quei colpi di scena clamorosi e inaspettati ai quali le elezioni ci hanno abituati. In ogni caso, pur ottenendo percentuali di voto molto elevate, avere una maggioranza parlamentare sarà comunque molto complicato
 


Direi che è tutto. Nella prossima puntata, che quasi certamente sarà la penultima prima del voto, parlerò dell'ultimo blocco da analizzare: quello di centrosinistra.

Ti ringrazio per l'attenzione e ti auguro buon weekend!

A presto,

Pietro

p.s.
Cosa ne pensi, in generale, del Movimento 5 stelle? 

p.s. 2
*Se ti sei appena iscritto/a a questa newsletter: sul mio sito trovi l'archivio di tutte le puntate di Verso Le Politiche 2018 ->  http://bit.ly/versolepolitiche2018, in cui si parla abbondantemente di Rosatellum.

Grazie ancora!

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